Non fluisce
immobile rigido rabbioso
cancro putrido
volgare vigliaccheria.
Non fluisce
aspetta la fine
senza fretta né ansia apparente
volgare vigliaccheria.
Non fluisce
come un virus
distrugge e deforma
chiude mente e spirito
salda comunicazioni
chiude porte barrica finestre
e prima della fine
la duplicazione.
Come un virus
distrugge e deforma
modifica comportamenti
per la propria sopravvivenza.
Sono vittima e carnefice
apro chiudo distruggo
faccio di me terreno di battaglia
per offrirmi al mondo
non accetto compromessi
né pallidi riverberi
rovino senza pensiero alcuno
senza rimorso e rancore perché
speranze non trovo per remoti pentimenti
o facili allusioni
definisco passo passo elementi deflagranti
mine armi giocattolo farfalle di plastica volano nel mio mondo
fiori di vetro nubi gassose.
Non fluisce
si chiude rigido
non una parola dalle sue labbra
non un momento di chiarezza o di attenzione
non fluisce
non fluisce e sempre guarda fuori.
(Bologna, 2002)
Inverno. Inverno di fine anno. Prossimo ad un anno simmetrico consumo briciole di tempo gettandole a feroci piccioni grigi piccioni cacabombe. Mi spengo spesso, OnOff frequente, cortocircuito e non oppongo resistenza. Merry Christmas, testa di cazzo.
Si ricordò di quel Natale aprendo la porta della lavanderia. Un Natale insanguinato, uno come tanti. Seguiva il flusso d’energia già da venti minuti, forse mezz’ora. Poi bastò spingere la porta e le Grandi Centrifughe dell’Universo gli riversarono addosso litri di sangue, sangue denso e rossi brandelli morbidi caldi rossi brandelli intestinali. Lasciò spazio al loro Natale e abbandonò il Flusso, perdendo quelle vaghe figure gialle alle quali insegnò a parlare. Riempì la lavatrice riversandole dentro qualche kilo di malessere in cotone misto sintetico e una manciata di puro detersivo chimico. Osservò a lungo la centrifuga girare strapazzare risciacquare gli ultimi giorni di Flusso. Acqua rossa e bollicine di sapone, natura pentagonale a interesezioni randomiche di sangue e composti chimici. Mai vestiti puliti furono così sporchi.
Già da tempo aveva perso l’abitudine di seguire la luna nel suo regolare ciclo mensile. Non la cercava neanche più, troppo lontana, la luna. E nell’impossibilità mestruale di un maschio medio, fece della lavanderia il Tempio dove celebrare il suo ciclo vitale, il luogo dove resettare l’accumulo di lordume e battezzare il prossimo ritorno al mondo. Mezza’ora di lavaggio, mezza di asciugatura, mezzo pomeriggio ogni mezzo mese, un bimestre per allinearsi con l’intero e sei interi, un mezzo anno.
(Bologna, 2002)
Eravamo ormai distanti dalle stagioni che attraversavamo.
Il tempo per noi si sviluppava quasi esclusivamente sull’asse Z della nostra vita. Correva veloce e omogeneo, asettico nell’esibizione delle sue forme in uno sterile esercizio di stile.
A tratti, brevi ed intensi flash di esistenza, potevamo godere di un ritrovato sé lungo le nostre coordinate cartesiane. Ma solo a tratti, per il resto una lunga apnea nel profondo del nostro segmento di tempo virtuale.
(Bologna, 2002)
corrono voci lungo i corridoi
voci che vibrano
voci che saltano rimbalzano lungo pareti
lorde pareti di vita macchiate
di morte segnate
aluébazuibé!
aluébazuibé!
aluébazuibé!
alienazione a generazione costante
digitazione a errore distante
corrono voci lungo i corridoi
voci che vibrano
voci che inseguono
reali fantasmi da falsi scappando
corri! corri!
fuggi dalle voci
perfeziona il metodo
corri! corri!
aluébazuibé!
aluébazuibé!
aluébazuibé!
avevi ragione tu quando incredulo fornivi difficili spiegazioni
quando mormoravi disperato deriso da incredule esperienze
avevi ragione tu quella volta che entrasti in casa disperato
quando inseguito da falsi fantasmi corresti in braccio a quelli reali
aluébazuibé!
aluébazuibé!
aluébazuibé!
corrono voci lungo i corridoi
voci che vibrano
voci che saltano rimbalzano lungo pareti
lorde pareti di vita macchiate
di morte segnate
alienazione a generazione costante
digitazione a errore distante
corrono voci lungo i corridoi
voci che vibrano
voci che inseguono
avevi ragione tu quando indicavi cieco una fine
che coscientemente i tuoi fantasmi seguivano.
(Bologna, 2002)
Ho nostalgia di cose mai vissute
rammarico per occasioni e amicizie perse.
Sogno scampoli di vita
chiudendo cerchi e aprendone altri
identici
subito dopo.
Ho nostalgia di cose mai vissute
certezze per supposizione
desideri per ignoranza.
Sogno scampoli di vita
chiudendo cerchi e aprendone altri
identici
subito dopo.
Ho nostalgia di cose mai vissute
essere tutto per essere niente
desiderio per fustigazione.
Sogno scampoli di vita
nuovi cerchi da aprire
differenti
differenti
differenti
Sogno scampoli di vita
una vita che non vedo.
(Bologna, 2002)