Atlantico
Amo l’Atlantico,
forte e estremo
divertente e imprevedibile
duro e delicato.
L’amante perfetto.
(Parede, Lisboa, 2008)
Amo l’Atlantico,
forte e estremo
divertente e imprevedibile
duro e delicato.
L’amante perfetto.
(Parede, Lisboa, 2008)
Gli zii hanno un circo. Mio cugino è un contorsionista, riesce a schiacciarsi i foruncoli sulla schiena con le dita dei piedi (stando sdraiato).
Un suo amico riesce a comandare il lato destro del corpo con la parte destra del cervello e la parte sinistra del corpo con quella sinistra del cervello. Qualche volta è riuscito pure a comandare l’intero corpo con una sola metà del cervello. Purtroppo il pubblico non si accorgeva di nulla e a lui veniva un’emicrania sempre più forte. Ha smesso, ora fa il casellante e con l’uso di un solo dito riesce ad alzare e abbassare l’asta a righe bianche e rosse.
Muoviti. Segui indistinti flussi di pensiero replicandoli nello spazio lungo il segmento che porta da A a B. Pensi che per un attimo puoi modificare ciò che stupidamente percepisci fermo. Sfumi la realtà nel movimento, le dita rendono morbidi tratti decisi di carboncino. Ti scelgo qui, per questi attimi passati assieme. Sebbene in movimento, preferisco sembrarti immobile, per pudore. Tu hai deciso per tempo come avresti voluto esserci. Ti muovi e disegni la mia realtà, incurante e incosciente sposti il mondo con te lungo flussi di cui fine non vedi e che in flussi più ampi si muovono. Ti sposti lungo spazio e tempo e tutto vedi fermo.
(Bologna, 2002)
Quello che non sono
si presenta al momento giusto
non chiede permesso
né perdono.
Quello che non sono
aspetta risposte
per poter domandare.
Offre mani rispettose
e sorrisi di convenienza
perché quello che non sono
disprezza ciò che non è
e chi di sé non sa.
Quello che non sono
lo incontro nei posti più impensati
aspetta che mi sia preparato
che io sia certo nell’incertezza
e saldo nell’instabilità.
Mi aspetta al varco
quello che non sono
attesa dal sorriso smagliante
e dai gesti morbidi.
Sorride
ma non sa quello che io non sono.
(Bologna, 2002)
Svegliato d’improvviso segno l’ora con biro nera. Chi sono? Sono? Quando sono?
Non dormo. Mi giro nel letto e non dormo. Accuso il primo caldo, la prima notte calda e afosa di questo umido anno. Mi siedo sul letto e osservo la stanza che ad occhi chiusi pareva più scura. Per un attimo vedo Sara correre, forse non sola, dove non so.
In piedi in cucina mi rollo un cannone. Sveglio per caldo e scarafaggi giro tabacco e hashish e spero in un prossimo sonno.
La vedo muoversi velocemente
per un attimo
prima della cucina
prima della sua luce fredda
prima delle sue sedie
prima del suo disordine.
Mi siedo, accendo la canna goffa e incerta. Come filtro, un fondo di Camel. Tiro e penso che mi sto muovendo attorno al sole.
(Bologna, 2002)
Dormo sotto una luce stroboscopica,
luce e buio si alternano in frazioni di secondo.
Luce.
Occhi aperti verso il soffitto
braccia dietro alla nuca
caviglie sovrapposte.
Buio.
Occhi aperti verso il soffitto
braccia dietro alla nuca
caviglie sovrapposte.
Luce.
Appoggiato sul fianco destro
mani sotto la guancia
ginocchia piegate.
Non trovo la posizione giusta.
Dormo sotto una luce stroboscopica,
o almeno ci provo.
Tengo gli occhi aperti
un attimo.
Buio.
Negativo di superficie,
a pochi centimetri ruvido cemento.
Negativo di grigio.
Spalla destra strofinata ripetutamente,
mani conserte,
dorso della mano sotto la guancia destra.
Luce.
Appoggiato sul fianco destro
mani sotto la guancia
gambe distese.
Non trovo la posizione giusta.
Dormo sotto una luce stroboscopica,
o almeno ci provo.
(Bologna, 2002)