Quella pietra chiara e bubbosa, scelta tra centinaia di pietre per forma colore e testura, per le sue caratteristiche scelta da accudire e annaffiare lungo il tempo fino all’ultimo giorno, ebbene, quella pietra quasi con disprezzo sostituì due mesi dopo, annoiato e infastidito, saturo di quelle stesse caratteristiche che la resero tra centinaia di pietre speciale ed unica.
(Barcelona, novembre 2009)
La realtà rimasta incollata come un vestito bagnato, era ieri un cortile; un cortile illuminato nell’ora che divide il giorno, un cortile stretto da muri alti come muraglie, muri grigi e opprimenti ma mai, mai invincibili, neppure ora, nell’oscurità che unisce x con z e y, soprattutto ora, nell’ora del finalmente.
Da oggi è disponible la versione in castigiliano del mio piccolo divertissement, Dramatis Personæ.
Per chi non lo conosce, Dramatis Personæ è un progetto senza inizio e senza fine, è “una galleria di esistenze immortalate in ritratti di tutti e di nessuno”; come scrive Stella Fumagalli:
Un’immagine e poche righe per descrivere una persona, abbastanza per avvicinarsi ai protagonisti di Dramatis Personæ tanto da provare empatia, attrazione, disprezzo, pena per alcuni di loro, una proiezione di stati d’animo che, ben presto, chiede di andare al di là di questi individui alla scoperta di una tormento emozionale che c’è sempre stato, ma che spesso abbiamo messo a tacere.
Spero sia di vostro gradimento.
La vita è un istante perfetto ed eterno, un limpido bagliore senza tempo.
È questo tavolo, questa luce calda, questa finestra sulla notte punteggiata di Montjuïc.
(Barcelona – C. Dels Madrazos – dec. 2009)
Poi fu la volta di quello strano giovane che viveva tra il sogno e il mondo reale. Un continuo incrocio di eventi, di-segni dell’invisibile. Semplici incroci di narrazione.

Foto: The Texas Department of Criminal Justice
Ho recuperato questo vecchio pezzo che scrissi nel 2004 dopo aver letto lo splendido libro Ghiaccio blu di Pino Corrias.
Ghiaccio blu tratta della vita, morte e risurrezione di Joseph Paul Jernigan, un giovane che venne giustiziato mediante iniezione letale alle 12:31 del 5 agosto del 1993. Il suo cadavere venne sezionato e fotografato dal Visible Human Project e dalla University of Colorado School of Medicine per convertirsi nel primo grande atlante del corpo umano.
“…Lui ora sta nell’ovunque planetario di Internet. Non è più vivo, ma non è più nemmeno morto. Il suo corpo è stato eternizzato dai nuovi sacerdoti dell’era digitale. Che lo hanno analizzato, irradiato, ripulito, depilato, congelato, tagliato in quattro parti (perdendone 3,9 millimetri) e poi piallato. Digitalizzato numero per numero. Ricostruito grazie a una mezza dozzina di macchine ad alta tecnologia che gli hanno lavorato intorno, sopra e dentro, ma così velocemente che per partorirlo non hanno impiegato nove mesi, ma meno della metà.
Da questo punto di vista Joseph Paul Jernigan, trasformato in diciassette gigabyte, non è più umano. Ma ha a che fare con gli uomini. Non è inumano, ma ha a che fare con le macchine. Non è un cyborg e non è un fantasma. E’ reale e insieme virtuale…”
(continua…)
- Una salsiccia doppiopomodoro senza mozzarella. In questo videogioco non ho più soldi, devo ri-trovare delle risorse. Minkia! Guardalo come si è fatto una colonia!
- Ti sei fatto una colonia.
- Con chi ce l’hai?
- Con te. Stai facendo una fila spaventosa, cosa stai preparando? Sei pazzo!
Un prolungato silenzio.
- Vedo ‘sti puntini rossi ad artiglio. Ma… quanti siete?