Rifletto ombra o forse dell’ombra sono riflesso? Narciso delle tenebre, mi accompagna sfoggiando parrucca e ali d’angelo. Ne evito lo sguardo riflesso e nell’oscura voragine che mi divide la celo con timore. Vorrei potertela presentare, darle un nome e una dimensione, ma non posso. Vorrei poterla sacrificare in tuo onore, farne una veste, uno scialle, un paio di scarpe, ma mi è impossible. Mi piacerebbe poterla appendere fuori dalla finestra a scacciare spiriti e fantasmi, o lasciarla sventolare al vento sul tetto di casa, come una bandiera pirata. Ma anche questo lo sai, non è possibile.
Tutto questo parlare d’ombra, questa docile e serena rinuncia, nient’altro è che un grato omaggio alla mia oscura consorte. L’ombra che riposa senza sonno, che durante il giorno quieta mi accompagna e che nella notte s’immerge e divora, è lei la protagonista della luce che illumina le mie giornate e a cui devo essere grato per il profondo chiaroscuro della mia esistenza.
I.
Avanti confusamente, avanti a tentativi e a tentoni saltando ostacoli inciampando cadendo e rialzandomi o forse no, razzolando al suolo, mangiando terra o guardando il cielo.
II.
In circolo, in recinto, in una stanza a volte buia a volte illuminata da prossime e indefinite luminescenze o da bagliori remoti. Ora giro in giro, giro in circolo costruisco e giro in circolo tra pareti di cemento giro in giro. A volte un bagliore, una luce riflessa, chissà un segno di vita di vitalità di un sentire o di una esistenza. Forse un pertugio o forse no, solo un luccichio d’umidità, una lento filtrare d’acqua. Continuo a girar in giro, ad ogni circonferenza la stanza è più piccola e girando in giro sempre più rapido sempre più stretto mi chiedo cosa sarà mai di me una volta al centro di una stanza che non più stanza è, ormai immobile, ormai cieco e inerme, giungerà forse il momento in cui imprigionato dalla ragione potrò finalmente innalzarmi libero sospinto dalla follia più in là di questo recinto, più in là delle sue pareti di cemento più in là del suo stesso isolamento.
(Barcelona, 2008)
Dormo sotto una luce stroboscopica,
luce e buio si alternano in frazioni di secondo.
Luce.
Occhi aperti verso il soffitto
braccia dietro alla nuca
caviglie sovrapposte.
Buio.
Occhi aperti verso il soffitto
braccia dietro alla nuca
caviglie sovrapposte.
Luce.
Appoggiato sul fianco destro
mani sotto la guancia
ginocchia piegate.
Non trovo la posizione giusta.
Dormo sotto una luce stroboscopica,
o almeno ci provo.
Tengo gli occhi aperti
un attimo.
Buio.
Negativo di superficie,
a pochi centimetri ruvido cemento.
Negativo di grigio.
Spalla destra strofinata ripetutamente,
mani conserte,
dorso della mano sotto la guancia destra.
Luce.
Appoggiato sul fianco destro
mani sotto la guancia
gambe distese.
Non trovo la posizione giusta.
Dormo sotto una luce stroboscopica,
o almeno ci provo.
(Bologna, 2002)