Lo vi, ese tío tan desconfiado, tan preocupado por la lejanía de la jaula más cercana. Pasó las mañanas de su vida soñando sus tardes futuras y las tardes del ahora esposado a su miedo.
Querido, toma esta llave y piérdela, no hay más.
Come uscire
da questa galera scrupolosamente costruita
durante i miei lunghi sonni?
Da questa trasparente
immensa ed elettrica gabbia
che dell’eternità m’illude dalla vita
mi allontana.
Lasciami ora la libertà di piangere
questa codardia sprezzante
che sulle ginocchia
ormai vinto
mi abbandona.
Supino, con gli occhi chiusi
senza cedere alla tranquillità del sonno
mi faccio spazzare dal tempo.
(Barcelona, 2008)